Tagli agli atenei, lo stop di Napolitano
No ai tagli indiscriminati agli atenei e alla ricerca. Il duro monito contro la riduzione dei fondi alle Università italiane arriva dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la celebrazione dei 700 anni dell’ateneo di Perugia. In questi mesi il capo dello Stato ha parlato con gli studenti, ha letto e riletto le lettere arrivate al Quirinale e ascoltato i dati dei rettori. La “fuga dei cervelli” all’estero costa all’Italia un miliardo e mezzo di euro ogni anno. I giovani studiano e si preparano nelle nostre aule, ma quando potrebbero contribuire allo sviluppo del sistema economico nazionale, sono costretti a cercare un “chance” all’estero. Per questo, secondo Napolitano, le università del Belpaese necessitano di «valutazioni e interventi pubblici puntuali» e, aggiunge, «mi auguro che siano maturi i tempi per ripensare e rivedere scelte di bilancio improntate a tagli indiscriminati ». Maggiori risorse, dunque, e più attenzione per i «talenti». Dopo molti appelli, lanciati anche alla vigilia della legge finanziaria, oggi Napolitano sembra chiedere conto delle scelte fatte. Perché, soprattutto «in una situazione così difficile», ricerca e formazione sono la «leva fondamentale per la crescita dell’economia». E non è tutto. Durante il suo discorso l’inquilino del Colle ha rivendicato il suo diritto a fare richiami pubblici, mente nell’aula gremita, gli studenti lo applaudivano «per aver più volte difeso la Costituzione in questi giorni». Tutto ciò, ripete il presidente, non vuol dire rinunciare alle riforme ma piuttosto a «non abbandonarsi a generalizzazioni liquidatorie», ma guardando ai risultati dei singoli atenei e confrontandosi con l’Europa che «può suggerire delle soluzioni ». L’appello critico di Napolitano solleva immediate reazioni. E se il Pd e l’Italia dei Valori plaudono all’intervento sulla «situazione allarmante di uno dei settori più importanti del futuro dell’Italia», il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini replica a stretto giro. «È un nostro dovere amministrativo e morale eliminare gli sprechi accumulati negli anni a causa di gestioni poco efficaci – sottolinea la numero uno del dicastero di viale Trastevere – Condividiamo le preoccupazioni del capo dello Stato, ma in fase di difficoltà internazionale è necessario investire il denaro pubblico con grande attenzione e oculatezza ». E tanto per chiarire precisa che «il governo ha deciso di destinare più fondi ai migliori atenei e di creare 4000 nuovi posti da ricercatore» ma anche di «mettere un freno al moltiplicarsi corsi e sedi distaccate». Anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, si sente tirato in ballo e obietta che «non ci sono stati tagli indiscriminati » e ricorda che nella manovra finanziaria «sono stati tolti 36 miliardi di euro di spesa corrente per il triennio 2009-2011 e con questi abbiamo salvato l’Italia». E rispetto alla drastica riduzione dei fondi per la ricerca? «Il governo ha un’enorme attenzione – conclude il ministro -Lo dico io che sono un professore universitario».
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