Berlusconi:nazionalizzare le banche, no al protezionismo

«Contro la crisi, una delle ipotesi è la nazionalizzazione delle banche». La dichiarazione di Berlusconi preoccupa. Finora il ministro Tremonti ha sostenuto che il sistema degli istituti di credito del nostro Paese è forte e sano, a differenza di quelli americani e del resto d’Europa. Sarà cambiato qualcosa? Subito dopo, la precisazione: «L’idea non riguarda le banche italiane». Gordon Brown ieri a Roma, che ha dovuto già parzialmente statalizzare Abbey, Barclays, Hsbc, Royal Bank of Scotland e altre. Insomma, se per noi – almeno per ora – si tratta di «una teoria suggestiva e contraria alle regole del mercato e del capitalismo », i leader mondiali si stanno esercitando. Il presidente del Consiglio la butta lì in conferenza stampa, accanto all’omologo britannico, tra un invito a non aver paura della crisi e un nuovo altolà alle tentazioni protezionistiche. Poi sottolinea che le banche italiane «non hanno avuto bisogno di un euro di finanziamento pubblico per aumentare il loro patrimonio». Ma i Grandi devono arrivare «a soluzioni condivise, che ancora mancano e trovare qualcosa di più forte, risposte definitive rispetto agli investimenti cosiddetti tossici». E ammette che «dal Paese si levano grida d’allarme » sul credito alle imprese e per questo invita «le banche a fare le banche». Un altro leit motiv del Cavalieri è quello del no al protezionismo, tema sul quale si trova in grande sintonia proprio con il premier britannico. «Non bisogna cadere in un protezionismo come quello del “buy american” statunitense o negli aiuti alla francese ». E ribadisce l’invito ai cittadini a non temere uno tsunami. «Bisogna aver paura solo della paura». Secondo Gordon Brown, è necessario un accordo mondiale per la stabilizzazione dei mercati, per rafforzare il sistema economico globale e per lo sviluppo di un’economia ecosostenibile. E ancora: «Non bisogna avvalersi del protezionismo. Il problema è che una volta che un paese mette delle tariffe o delle barriere, l’inters cambio del commercio declina, si perdono posti di lavoro  e il problema si rinnova da un paese all’altro. Se riusciamo a mantenere un sistema di interscambio internazionale dove tutti possono seguire il libero commercio e al tempo stesso possiamo prendere dei provvedimenti per incentivare le nostre economie, questo si rivelerà un approccio migliore che non l’applicazione di tariffe protezionistiche».

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