Obama firma il piano da 787 miliardi

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, firma, trasformandola in legge, una delle manovre economiche più consistenti della storia americana, ovvero il piano di incentivi all’economia da 787 miliardi di dollari che combina massicci sgravi fiscali e spese governative nel tentativo di ridare slancio alla crescita del paese. A Washington non manca chi, come l’analista indipendente Stuart Rothenberg, sostiene che il programma voluto da Obama per dimensioni e per la rapidità con cui è stato varato è uno dei più significativi dall’epoca di Franklin Roosevelt che, insediatosi alla Casa Bianca nel 1933, mise in atto strategie decise e consistenti per fare uscire il paese dalla Grande Repressione. Il pacchetto, approvato nella sua versione finale dalla Camera dei deputati e dal Senato, contiene quasi 300 miliardi di dollari di tagli fiscali per i singoli individui e per le imprese, oltre 250 miliardi di dollari in aiuti diretti agli stati dell’Unione e ai cittadini, e quasi 200 miliardi di dollari di spese federali per modernizzare e migliorare le infrastrutture del Paese. Secondo Obama, il piano dovrebbe contribuire a creare 3,5 milioni di posti di lavoro. Il piano di incentivi è una delle tre componenti della strategia del presidente per rilanciare l’economia americana. La sua amministrazione ha già presentato un programma di salvataggio per il settore finanziario, destinato a rivedere il pacchetto da 700 miliardi di dollari voluto dall’amministrazione Bush, e oggi a Phoenix, in Arizona, presenterà un nuovo piano per bloccare la rapida erosione del valore delle case e porre un freno alle forclosure, le notifiche per mancato rimborso dei mutui che portano alla perdita di diritto di riscatto e alla confisca della casa. L’agenda di Obama prevede il piano presentato dal Tesoro da 2 mila miliardi di dollari per stabilizzare il sistema finanziario, un piano per prevenire i pignoramenti di case e aiutare a pagare i mutui, che sarà presentato mercoledì prossimo e un pacchetto di aiuti per risanare l’industria dell’auto, basato sui due piani che presenteranno Gm e Chrysler.

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