Intercettazioni, Mancino: norme eccessivamente restrittive

Il Csm esprime un parere fortemente negativo sul disegno di legge della maggioranza sulle intercettazioni. Per il vicepresidente Nicola Mancino, infatti, il testo allo studio della Camera «distrugge» lo strumento investigativo e, in più, contiene «norme eccessivamente restrittive » nei confronti dei giornalisti, per i quali è previsto il carcere qualora pubblichino atti d’indagine coperti da segreto, riferiti a persone estranee al processo o destinati alla distruzione. Per le toghe questa parte del testo presenta «evidente compressione dei valori riconducibili all’art. 21 della Costituzione », poiché equipara il regime di pubblicazione degli atti coperti da segreto a quelli che invece non ne sono più coperti. I troppi limiti previsti dalla nuova norma produrranno inoltre «un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili». Inoltre, il nuovo testo «non contempera in maniera adeguata» la necessità «di assicurare accertamenti efficaci e tempestivi nell’immediatezza del reato o addirittura durante la sua permanenza». Tanto più, insistono, che il testo «trasforma le intercettazioni da mezzo di ricerca della prova in strumento di completamento e rafforzamento di una prova già acquisita».

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