Allarme sulla crescita, Pil in caduta

L’ennesimo allarme sulla crescita ha dato la sveglia anche al premier. Dice l’Istat che nel 2008 il Pil è calato dello 0,9% – il dato peggiore degli ultimi quindici anni – e che l’effetto valanga per quest’anno sarà molto pesante. Così, dopo mesi di ottimismo e rassicurazioni, Berlusconi, con parole inedite, ammette di essere «preoccupato». «Come ogni persona di buon senso dovrebbe essere». Le stime preliminari per l’anno passato danno il prodotto interno lordo in ribasso dello 0,9%. Un dato, corretto per i giorni lavorativi e destagionalizzato, che non è mai stato così negativo dal 1993. Nel quarto trimestre del 2008 il Pil è sceso del 2,6% rispetto allo stesso trimestre del 2007 e dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Una diminuzione così marcata, a livello trimestrale, non si registrava almeno dal 1980, cioè da quando è possibile raffrontare le serie storiche. E ancora – prosegue l’Istat – nel 2009, se non ci fossero variazioni nella crescita per tutto l’anno, sarebbe di -1,8%. Il Pil crolla anche in Europa. Secondo il flash di Eurostat, nel quarto trimestre del 2008 il Pil è calato dell’1,5% sia nell’eurozona che nei Ventisette. «Questa crisi ha delle dimensioni che non sono ancora del tutto definite e la dobbiamo guardare e la guardiamo con preoccupazione», sottolinea il presidente del Consiglio. «Ma il governo e così anche le regioni hanno dato buona prova di sé nell’affrontare questa crisi economica dando risposte concrete e immediate a quanti più direttamente sono e potranno essere colpiti dalla crisi», ha spiegato, annunciando l’accordo sugli ammortizzatori sociali. Un accordo da 8 miliardi di euro per due anni, raggiunto grazie «al senso di responsabilità di tutti» e «alla capacità politica » dei ministri in gioco. «È la prima volta che il premier si mostra preoccupato», fa notare il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. «Dopo mesi di colpevole ritardo Berlusconi riconosce le dimensioni drammatiche della crisi. Mesi nei quali si è impegnato soprattutto a delegittimare l’opposizione e una parte del sindacato, lavorando alla divisione dei lavoratori», afferma in una nota Rosy Bindi (Pd), vicepresidente della Camera. Secondo Confesercenti «il peggio deve ancora venire», non bastano gli incentivi ma occorre tagliare la spesa improduttiva e le tasse. Anche Confcommercio ritiene che la crisi sarà «non solo più lunga ma anche più acuta » e che il sistema produttivo sia «bloccato».

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