Alitalia, la rivolta dei cassaintegrati
Ancora una giornata ad alta tensione all’aeroporto di Fiumicino. A scendere in piazza contro la nuova Alitalia sono stati in 200, tra cassintegrati e precari, dell’ex compagnia di bandiera che si sono mobilitati contro «i grandi ritardi della compagnia nel fornire le liste dei nominativi all’Inps e al fondo sociale di sostegno». Ritardi che stanno impedendo l’erogazione a questi dipendenti del trattamento economico. «Non ci pagano un euro da tre mesi lamenta uno degli ex lavoratori di Alitalia – Oltre ad essere stati licenziati, adesso non ci danno neppure quello che ci spetta. È un nostro diritto e i problemi tra l’Inps e l’azienda non ci interessano ». La protesta è cominciata a metà mattinata quando i manifestanti hanno occupato per oltre due ore gli uffici dell’amministrazione. Subito dopo, si sono spostati in corteo fino all’uscita dell’autostrada Roma-Fiumicino, per rallentare la viabilità in entrata all’aeroporto. Il blocco ha creato un “tappo” per auto e pullman incolonnati in una lunga fila per oltre due ore. E così, per non perdere il volo, molti passeggeri hanno deciso di scendere dalle auto e dai taxi ed incamminarsi, trolley, zaini e valigie al seguito, verso le aerostazioni che distano circa un chilometro. Momenti di tensione e qualche battibecco tra gli automobilisti e i manifestanti. Alcuni passeggeri che trascinavano i bagagli verso il check in, seppur spazientiti, hanno però espresso solidarietà ai cassintegrati. Il presidio è stato sciolto solo dopo l’intervento degli agenti di polizia che, in assetto antisommossa, hanno allontanato gli occupanti. Precari e ex dipendenti avevano precedentemente lasciato libero un varco: ai poliziotti che li invitavano a spostarsi, tenendo le mani alzate hanno urlato «Vergogna, Vergogna ». Intanto l’Enac ha chiesto al Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che venga al più presto sanato il ritardo nei pagamenti.
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