Il Senato approva emendamento leghista
Sicurezza, convergenze e sgambetti in Senato. Giro di vite contro gli autori di stupri e violenza sessuale. Palazzo Madama ha approvato l’emendamento della Lega Nord al ddl sulla sicurezza che impedisce la concessione degli arresti domiciliari, così come dei benefici di pena, ai criminali. L’emendamento stabilisce anche l’arresto in flagranza per chi compie violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e sui minori. I violentatori saranno quindi tenuti in carcere e non potranno usufruire di altri benefici della legge Gozzini come l’affidamento in prova ai servizi sociali, il regime di semiliberta, i permessi premio e la liberazione anticipata. In pratica, come già previsto per i reati di mafia, anche per chi stupra ci sarà l’obbligo della custodia cautelare in carcere. La votazione si è svolta per alzata di mano. Il Pd (con alcuni dissensi interni) ha votato a favore pur sottolineando che il Parlamento non puo’ legiferare sull’onda dell’emotività. L’Udc si è astenuta perchè chiedeva che tra i reati per cui prevedere la custodia in carcere obbligatoria fosse inserito anche l’omicidio. Prima della votazione l’aula si è infatti intrattenuta in un lungo dibattito sul fatto che non viene prevista la stessa esclusione dagli arresti domiciliari per chi si macchia di reati altrettanto gravi come l’omicidio o la strage. L’aula del Senato ha poi approvato anche l’emendamento dei relatori al ddl sicurezza, Carlo Vizzini e Filippo Berselli, che prevede il gratuito patrocinio dello Stato alle vittime di violenza sessuale, violenza minorile e violenza sessuale di gruppo indipendentemente dalle loro condizioni economiche. Ma poi il governo è andato sotto tre volte sempre sullo steso ddl, ma riguardo agli immigrati. La maggioranza è andata sotto in tre votazioni per le quali era stato chiesto il voto segreto, tre subemendamenti sui quali l’esecutivo aveva espresso parere contrario. Per effetto del voto, torna in vigore la norma della Bossi-Fini: i clandestini non potranno essere trattenuti nei Centri di identificazione per un periodo superiore ai 60 giorni. L’Aula ha infatti approvato l’emendamento dell’opposizione che abroga la norma della maggioranza che portava a 18 mesi il periodo massimo di permanenza. È stata poi approvata la linea della minoranza sulle norme per il ricongiungimento familiare. L’esito delle votazioni fa gioco ai capogruppo delle opposizioni: per quello del Pd Anna Finocchiaro è un segnale della volontà di alcuni settori della maggioranza di non subire imposizioni dal Carroccio. Irritato invece il sottosegretario Roberto Castelli: Ho visto in alcuni settori della destra che si sono accese 7 luci verdi. Noi eravamo 136 in Aula, le opposizioni 122. È una contabilità semplice. Sono sette franchi tiratori.
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