Nettuno, choc nello scalo della vergogna

C’è una piccola folla davanti alla stazione della vergogna, a Nettuno, quella in cui è avvenuto il pestaggio-scherzo ai danni del 35enne indiano. Tra le telecamere dei giornalisti, a pochi metri dal vice sindaco e dalle forze dell’ordine, gli abitanti del centro alle porte della Capitale si radunano a gruppetti, e a poche ore dal raid commentano l’aggressione ad opera di tre bulli che ha ridotto in fin di vita un immigrato. Nessuno riesce a credere che tre ragazzi annoiati, tre figli delle cosiddette famiglie normali, abbiano potuto compiere un gesto simile. Ma ci tengono che il messaggio passi forte e chiaro. «Nettuno non è fascista, non è razzista, questo lo dovete precisare – dice una signora, mentre guarda fisso l’entrata della stazione – questi sono solo tre ragazzini che non sanno quello che fanno e agiscono senza criterio nè morale, ma qui c’è tanta gente per bene». Anche il sindaco di Nettuno, Alessio Chiavetta, dopo aver condannato il gesto dei tre giovani ha voluto precisare che il pestaggio avvenuto in stazione «è un fatto estraneo alla cultura della città ». Gli stranieri che vivono nel piccolo centro sul litorale laziale, dove sono tante le attività aperte da immigrati, non sono però tutti della stessa opinione. «Abito qui a pochi passi dai binari da anni, e conoscevo bene Sing, l’indiano picchiato – dice Trabelsi, tunisino – posso dire con certezza che di gente pronta a fare bravate per noia qui in giro ce n’è parecchia, e comunque diverse altre volte in passato proprio in quest’area sono avvenute delle aggressioni». Non a caso, la stazione ferroviaria dove ieri stato bruciato il 35enne di notte è terra di nessuno, priva di sorveglianza e anche di telecamere di controllo. Un luogo ideale dove accanirsi su un senzatetto, dove mettere a segno un’azione violenta pianificata. A confermare che altre volte a Nettuno sono avvenuti gravi fatti di cronaca con protagonisti degli stranieri è anche Bachcu, portavoce dell’ associazione Dhuumcatu, da sempre impegnata sul fronte dell’immigrazione, che ieri ha inviato una delegazione sul luogo dell’aggressione. «Già tre anni fa altri immigrati furono uccisi nella cittadina investiti da una automobile mentre andavano in bicicletta – ha sottolineato – non si è ancora certi che l’episodio si possa legare a un gesto razzista ma certamente le politiche di questo Governo penalizzano gli immigrati e li mettono in cattiva luce rispetto all’opinione pubblica». La presenza degli indiani nella zona di Anzio Nettuno è massiccia. Molti sono impegnati nel campo dell’agricoltura, altri hanno piccole attività commerciali. Anche Navte Sing, la vittima dell’aggressione, viveva da cinque anni nella zona, dove si era integrato e lavorava nel campo dell’edilizia. Da alcuni mesi però aveva perso il lavoro e per questo dormiva in stazione. «Gli era sembrato un luogo tutto sommato tranquillo – riferiscono gli amici del 35enne – anche se la sera fa freddo, perchè qui cala un forte umido. Lui però era sempre tranquillo, non si lamentava». Non poteva immaginare che tre ragazzi l’avrebbero massacrato di botte dopo una serata passata a bere, tra i pochi locali del centro. Mai avrebbe pensato di finire in ospedale per uno scherzo, per un’ emozione forte che tre bulli volevano provare.

News Impianti.com