Maroni: in Italia traffico di organi, 400 minori scomparsi
Un business crudele e terribile. Sulla pelle dei bambini che sbarcano con le “carrette del mare” sulle coste italiane e vengono utilizzati come “pezzi di ricambio”. Troppi quei 400 minori extracomunitari scomparsi sui 1320 arrivati a Lampedusa solo nel 2008. Un sospetto inquietante che trova una prima conferma ufficiale nelle parole del ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Sono stati portati qui da qualcuno, ma di loro non abbiamo più notizie. Incrociando questo dato con alcuni esposti sul traffico di organi, arrivati dai paesi d’origine di questi minori, possiamo ritenere che il fenomeno tocchi anche il nostro Paese». La denuncia del titolare del Viminale arriva durante l’assemblea Unicef a Roma. Per affrontare il problema, inoltre, Maroni ha ribadito che serve l’istituzione della banca dati del Dna. «Oggi gli strumenti a disposizione non ci consentono di accertare se effettivamente la scomparsa di questi minori sia da mettere in relazione ad un traffico di organi – spiega il ministro – Potremo farlo appena il Parlamento approverà il trattato di Prum: l’istituzione della banca dati del Dna ci consentirà di prelevare il codice genetico ai minori in modo da poter incrociare i dati con certezza e proteggerli meglio». Sul fenomeno del traffico d’organi non si hanno cifre certe ma secondo l’ex presidente della Commissione bicamerale Infanzia, Maria Burani Procaccini, «sono almeno 60mila i bimbi vittime di traffico d’organi nel mondo» e provengono per lo più dal Brasile, dallo Sri Lanka, dal Congo e dalla Thailandia. L’annuncio choc del ministro però ha provocato varie reazioni. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale (Ssn), presieduta dal senatore Ignazio Marino (Pd), ha convocato “d’urgenza” il ministro perché «le sue parole sono di una gravità inaudita e vanno al più presto chiarite e approfondite». Anche Alessandra Mussolini, presidente della Commissione per l’infanzia in carica, ha chiesto all’esponente leghista di riferire in Parlamento. Di tutt’altro avviso invece il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa che si è affrettato a precisare che «la rete trapiantologica italiana è sicura ed estranea al fenomeno del traffico di organi, ma è stata allertata alla luce di business connessi a paesi extraeuropei» mentre l’Aido, l’associazione dei donatori di organi, si mostra scettico. «Spesso si tratta di false notizie che non favoriscono la donazione altruistica.
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