Anno giudiziario, per le toghe è essenziale intercettare

Si apre l’anno giudiziario. E come spesso è successo negli ultimi anni, la cerimonia di  inaugurazione porta alla ribalta la dialettica, più o meno vivace a seconda delle stagioni, che intercorre tra politica e toghe. In questo momento tengono banco la riforma delle intercettazioni che giovedì è tornata in Commissione Giustizia della Camera, e quella complessiva della Giustizia di cui si discuterà tra qualche mese. E benché costino le intercettazioni telefoniche restano essenziali per le indagini, dichiara il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito. «Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto. L’auspicio è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente », osserva Esposito. No, quindi, a tetti di spesa. Ma nel suo intervento il ministro della Giustizia Angelino Alfano ribadisce che le riforme del processo penale che l’esecutivo sta preparando avranno, tra l’altro, come obiettivo quello di tutelare gli indagati. «Stiamo lavorando ad un diritto processuale giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile». Il guardasigilli però continua a usare toni collaborativi, invitando a fare «gioco di squadra », per «ridare con urgenza dignità alla giustizia civile» troppo a lungo rimasta «la sorella povera del sistema giudiziario ». Il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone conferma: in Italia, secondo la Banca mondiale, i processi civili avvengono a una velocità che ci vede - nella graduatoria dell’efficienza giudiziaria - 156esimi su 181 Paesi: dopo Angola, Gabon, Guinea e Sao Tomè. «Non possiamo andare avanti così», chiosa Carbone. Almeno questo problema è universalmente riconosciuto, e non da oggi. Ma è sui rimedi che si discute. Anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino torna ad auspicare che ai tribunali si metta mano in modo «praticabile e condiviso». E il momento parrebbe propizio «come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntualmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo fra le forze politiche e la magistratura» dice rivolgendosi al presidente Napolitano.


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