Di Pietro contro il Presidente della Republica
Piazza Farnese, Roma. Manifestazione dell’Associazione nazionale vittime di mafia contro la sospensione da parte del Csm del procuratore Luigi Apicella. Nella quale i promotori vedono una «grave ingerenza del potere politico» nell’autonomia della toghe. Quasi un secondo tempo dell’8 luglio di piazza Navona: ci sono Marco Travaglio, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro. Oltre a Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Appuntamento simile anche nel canovaccio: anche stavolta ci va di mezzo il Quirinale. L’ex Pm è sul palco, quando tra la folla spunta uno striscione. «Napolitano dorme, l’Italia insorge», c’è scritto. La polizia lo rimuove. Partono i fischi, Di Pietro protesta rivolgendosi direttamente al Capo dello Stato. «Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto?», chiede, aggiungendo che «lei dovrebbe essere l’arbitro, a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro». E ancora: «Noi la rispettiamo, ma lo possiamo dire o no, rispettosamente, che non siamo d’accordo che si lasci passare il lodo Alfano, o nel vedere i terroristi che fanno i sapientoni mentre le vittime vengono dimenticate?». Lo dicono, perché «il silenzio è mafioso», prosegue il leader Idv, che poi a Napolitano porge un invito evangelico: «Dica che i mercanti devono andare fuori dal tempio, dal Parlamento: noi lo approveremo, e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un’accondiscendenza». E il Colle risponde. Lo fa con una nota in cui si legge che «la presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione a cui fa riferimento l’onorevole Di Pietro». E che continua definendo «del tutto pretestuose le offensive espressioni usate dall’onorevole Di Pietro per contestare presunti “silenzi” del Capo dello Stato», che agisce «nella scrupolosa osservanza delle prerogative» costituzionali. A Napolitano arriva la solidarietà dei presidenti della Camere, Schifani e Fini. Walter Veltroni si smarca di nuovo: «Le frasi di Di Pietro, gli striscioni esibiti sono inaccettabili e inqualificabili». Controreplica di Di Pietro, giocata sul filo: «In democrazia dev’essere permesso a tutti» di criticare. Ma «il comunicato del Presidente della Repubblica» contiene «disinformazione. Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stato lui, e non l’ho offeso quando ho ricordato che il silenzio uccide come la mafia: non a lui mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». Ossia, per Tonino, il ministro Alfano, peraltro autore del “lodo”.
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