Pistole e spray ai vigili urbani

Le pistole ai pizzardoni le aveva tolte nel 1978 il sindaco Giulio Carlo Argan. Da ieri, dopo 31 anni, i vigili urbani di Roma hanno di nuovo un’arma nella fondina. Dopo la delibera di giunta in una seduta-fiume il consiglio comunale approva il nuovo regolamento con il voto del Pdl, l’astensione del Pd e il no di Gianluca Quadrana e Gemma Azuni. La delibera prevede, innanzitutto, la dotazione di armamento adeguato e proporzionato alle esigenze di difesa personale. Il numero complessivo delle armi è pari al numero degli appartenenti al corpo in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza che non si siano avvalsi del diritto di esonero dall’assegnazione. L’armamento previsto è costituito da una pistola a funzionamento semiautomatico e la sciabola. Sempre per esigenze di difesa personale sono inoltre assegnati agli agenti spray anti-aggressione e mazzette distanziatrici. I requisiti si basano sul decreto ministeriale per il rilascio e il rinnovo dell’autorizzazione al porto d’armi per difesa personale e l’accertamento è svolto ogni 48 mesi. Per quanto riguarda le armerie, questione al centro del dibattito e del nodo sul voto da parte del Pd, se ne prevede la presenza principale presso il comando generale e la possibilità di istituire con provvedimento del sindaco armerie sussidiarie presso i comandi di gruppo. Infine, per possibili danni che possono essere causati a beni o persone dall’uso delle armi da parte degli appartenenti al corpo, sono stipulate dall’amministrazione polizze per la responsabilità civile e patrimoniale entro sei mesi dall’assegnazione dell’arma. «La polizia municipale uscirà completamente rinnovata da una riforma che in pochi mesi ha portato alla valorizzazione delle risorse umane e a un corrispondente riconoscimento economico», dice l’assessore al Personale Enrico Cavallari. «Sarà possibile rendere ancor più capillare il controllo del territorio », sottolinea Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza. «L’armamento della Polizia municipale è un passaggio che determinerà una rivalutazione del Corpo stesso, per troppo tempo considerato in passato come nemico del cittadino perchè visto come un esattore», aggiunge il capogruppo Dario Rossin. Il nodo, da parte del Pd, riguarda le armerie e la valutazione dei rischi. Spiega Dario Nanni: «Abbiamo presentato ordini del giorno legati a stretto nodo a questa delibera come l’assunzione dei 600 idonei al concorso, la dotazione di una radio portatile per ogni agente che fa servizio esterno, interventi di miglioramento e di adeguamento ai requisiti di sicurezza ». Sicurezza, quindi, armerie e la stabilizzazione dei precari: questo l’ostacolo insuperabile per il Pd. «Sarebbe paradossale – spiega Marroni – dire che il Comune di Roma può spendere milioni di euro per armare i vigili ma non può assumerli». Spaccati le sigle sindacali dei vigili urbani. Se da una parte Arvu e Ospol annunciano un ricorso al Tar contro il regolamento («I vigili potranno difendersi da atti criminosi ma non potranno difendere i cittadini poichè l’arma viene data solo per difesa personale», il Sulpm si dice favorevole al provvedimento. Ricorda il segretario romano Marco Milani «questo provvedimento soddisfa almeno i quattro quinti del corpo della Polizia municipale».

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