Immigrazione, scontri a Massa
Dopo la rivolta di sabato a Lampedusa il "caso immigrati" sbarca sulla Penisola: nei palazzi del potere politico e nelle strade, con gli scontri tra le forze dell’ordine e 50 profughi a Marina di Massa. E quello di oggi si preannuncia un nuovo giorno ad alta tensione sull’isola siciliana, dove scatterà un nuovo sciopero generale per protestare contro il nuovo centro di identificazione previsto dal Viminale. Il ministro dell’Interno Maroni tenterà di chiudere l’accordo con Tunisi che prevede il rimpatrio immediato degli immigrati nel paese nordafricano: in caso di via libera c’è grande timore per la reazione dei 1200 tunisini ospitati nel Cpt di Lampedusa. Proprio dall’isola delle Pelagie, dove erano sbarcati in 104 la scorsa estate, provenivano i profughi protagonisti degli scontri di ieri in Toscana. Circa 50, per lo più somali, etiopi ed eritrei, hanno manifestato per chiedere lo status di rifugiato politico e l’accellerazione dell’iter per ottenere i documenti. Dalle 11 di mattina hanno occupato senza autorizzazione la centralissima piazza della Liberazione, bloccando il traffico. Le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, dopo aver chiesto ai manifestanti di tornare al centro della Croce Rossa che li ospita, sono intervenuti per disperderli e una ventina fra agenti e profughi sono rimasti feriti. A Lampedusa continua intanto lo sciopero della fame di 16 delle 78 donne nordafricane contro il rimpatrio. Ma il primo a opporsi alle decisioni del governo resta il sindaco – di area Pdl – Dino De Rubeis. L’isola – ha ribadito ieri – non diventerà un carcere a cielo aperto e noi non siamo in vendita». E il braccio di ferro con il Viminale non accenna a placarsi, anzi il consiglio comunale ha deciso di presentare una denuncia alla procura di Agrigento contro Maroni, accusato di trattenere illegalmente gli extracomunitari nel Cpa dove non potrebbero restare per più di 48 ore.
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