Berlusconi esclude contrasti con la Lega, sì alle intercettazioni

Non è vero che non siamo d’accordo con la Lega sulla riforma della giustizia e su quella delle intercettazioni, dice Silvio Berlusconi, a palazzo Chigi per la presentazione del piano del governo sull’e-government e la digitalizzazione della Pa. Stiamo esaminando la riforma punto per punto: ho cominciato questa messa a punto perché non voglio emendamenti in Parlamento che vengono presentati da questa o quella parte politica senza preventiva discussione. Il Cavaliere, infatti, vuole trovare la quadra nella maggioranza prima di tentare il dialogo con l’opposizione. Quanto alle intercettazioni il premier precisa che non ci saranno pene per giornalisti, ma per gli editori se permetteranno la pubblicazione delle telefonate. La soluzione starebbe in un emendamento del governo, su proposta dello stesso guardasigilli Angelino Alfano, che elimina le sanzioni penali nei confronti dei giornalisti che pubblicano atti di cui è vietata la divulgazione. Laddove il ddl Alfano dello scorso giugno prevedeva il carcere da uno a tre anni e un’ammenda fino a 1032 euro per i cronisti che li pubblicassero. Spiegando di non essere contrario allo strumento, Berlusconi ribadisce l’importanza che sia usato solo in presenza di un reato già provato per poter aumentare le prove a carico. E conferma di condividere che le intercettazioni siano usate per i reati che prevedono pene superiori ai dieci anni di reclusione (tra gli altri concussione, corruzione e peculato, ciò che volevano Lega e An). Ma spiega anche di volerne limitare la durata nel tempo. Infine annuncia che nel Cdm di domani verrà presentato il provvedimento sull’edilizia carceraria. Vogliamo intervenire sul sistema carcerario sotto pressione. Lo Stato può togliere la libertà, ma non deve togliere la dignità, la salute o la vita. Questo oggi non è rispettato, occorrono nuove carceri. Spero di poter usare il decreto, altrimenti i tempi sarebbero troppo lunghi, dichiara. E sul punto gli alleati concordano. Specie la Lega, che vista l’emergenza dovuta al sovraffollamento degli istituti non vuol più sentir parlare di indulti. Ma sul sistema giudiziario, le distanze con Carroccio e An restano. A poco è servito il vertice a palazzo Grazioli di martedì sera: la riforma doveva arrivare in Cdm domani, ma è slittata.

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