Vigilanza, Villari non si dà per vinto

Oggi, dopo le sedute convocate in contemporanea a Montecitorio e Palazzo Madama, si saprà se, regolamento alla mano, la commissione potrà continuare a funzionare con i soli Riccardo Villari, il contestato presidente, Marco Beltrandi, radicale del Pd e con il segretario Luciano Sardelli. Tutti e tre, a differenza degli altri 37 membri, non si sono dimessi. Più probabile però che le giunte certifichino l’incapacità della commissione di continuare a operare. In questo caso, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, potranno mettere nero su bianco l’impossibilità di «assicurare il buon andamento dei lavori», come impone loro il regolamento parlamentare. Ed è la soluzione che Pdl e Pd vogliono. Intanto Villari va avanti come niente fosse e, a chi lo incontra a Montecitorio e gli chiede se è tranquillo, risponde di sì e che deciderà quando convocare la commissione solo «dopo le decisioni delle giunte». Anche perché il presidente della Vigilanza non esclude affatto un ricorso alla Consulta in caso di revoca dall’incarico, pur sostenendo pubblicamente di non essersi «ancora documentato » su quest’eventualità. Il tutto dopo la mossa di «sconvocare » la riunione di Vigilanza prevista per ieri alle 14 con un ordine del giorno lunghissimo, che si concludeva con la discussione delle sue dimissioni, «per non sovrapporsi con i concomitanti lavori d’Aula». Nel frattempo, segni di nervosismo si colgono sul fronte politico-aziendale. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri fa sapere di considerare «singolare» la notizia, appresa da fonti di stampa, della possibile nomina di un nuovo vicedirettore alla Testata giornalistica regionale. Soprattutto perché «la Rai ha un Cda in proroga e attende di trovare nuovi assetti». Tradotto: è il momento di sbloccare la Vigilanza e fare le nomine, a partire dal Cda, a finire a Reti e Tg. Del resto ieri lo stesso Silvio Berlusconi ha detto che «la Rai è un’azienda che ha bisogno di essere ripresa in mano da una dirigenza che sia legittimata, come è logico che sia, dal Parlamento».


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