Berlusconi: la crisi non è grave, equiparare età pensionabile

Silvio Berlusconi ritiene non da oggi che guardare alla crisi con eccessiva preoccupazione non possa che peggiorarla. Così, intervenendo all’inaugurazione di un reparto del Pio Albergo Trivulzio di Milano dedicato alla madre, Rosa Bossi, commenta gli ultimi dati economici con understatement: «Il governatore della Banca d’Italia e anche l’Europa ci dicono che quest’anno il pil registrerà il 2% in meno. Ciò significa che torneremo indietro di due anni e non mi sembra che due anni fa si stesse così male». E continua: «Forse è necessario un momento di riflessione in un’epoca di consumismo ».Ma per Berlusconi serve ottimismo per spingere i consumi. Non solo quelli degli italiani, ma anche quelli di francesi e tedeschi «che sono i maggiori consumatori dei nostri prodotti. Bisogna dare il nostro piccolo contributo perché questa crisi non sia troppo tremenda », osserva il Cavaliere convinto che «la profondità della crisi sta nelle nostre mani. Bisogna aver paura di avere troppa paura». Capitolo – spinoso – pensioni. «L’Unione europea ritiene che le donne in Italia siano discriminate perché vanno in pensione cinque anni prima degli uomini. Credo che l’Ue ci obbligherà a rivedere questa situazione. Noi ci impegneremo a fondo prossimamente , annuncia il premier. Ma al di là dei vincoli che vengono da Bruxelles, poiché «non è che ogni due anni un governo può cambiare il sistema pensionistico », Berlusconi assicura che non ci sarà un innalzamento generalizzato dell’età pensionabile. Parole che non piacciono a Walter Veltroni. «Sorprendenti», le definisce il leader del Pd. «Un presidente del Consiglio che dice che non è un problema che cali il Pil del 2%, non sa che questo significa posti di lavoro in meno, piccole e medie imprese che chiudono, esercizi commerciali in difficoltà, cioè una parte del Paese vero che soffre. Noi ci mobiliteremo per dire al Paese che c’è chi si occupa della crisi», attacca. Veltroni fa sapere che il Pd lancerà una mobilitazione per il 13 e il 14 febbraio: «Il primo giorno davanti alle fabbriche e ai posti di lavoro, il giorno successivo con decine di manifestazioni nei Comuni con tre proposte: come tutelare i precari con un’indennità unica di disoccupazione; come sostenere piccola e media impresa; come tutelare il lavoro che in questo momento è minacciato. Noi continuiamo a sentire l’esigenza di un grande piano per affrontare la crisi che in Italia il governo non ha ancora prodotto ».

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