Vigilanza Rai: si dimettono tutti ma non Villari
Dopo la lettera di Villari a Fini e Schifani, nella quale il presidente della Vigilanza Rai ha scartato nuovamente l’ipotesi delle dimissioni, i poli sono tornati al lavoro per superare lo stallo che si è creato a San Macuto. La commissione resta convocata per domani, ma in mancanza di novità si riproporrà la situazione già vissuta lo scorso giovedì: il presidente prenderà atto della mancanza del numero legale - Pd e Pdl diserteranno le sedute finchè Villari non muoverà un passo indietro - e procederà ad una nuova convocazione. Per uscire dall’impasse, l’ex senatore del Pd si è detto disponibile a una soluzione politica. In realtà la strada percorribile sembra solo una: dimissioni di massa dalla commissione. In questo caso sarebbero gli stessi presidenti delle Camere, secondo l’articolo 64 della Costituzione, a poter sciogliere la Vigilanza Rai per mancata efficienza. L’ipotesi trova però più di una resistenza, come fa notare anche Storace: «I presidenti delle Camere, con le dimissioni di massa di 37 membri della Vigilanza, scioglieranno la commissione. Curiosità - dice il segretario de La Destra - rinomineranno di nuovo i dimissionari? Sarebbe una pagliacciata rimettere al loro posto quelli che si sono dimessi». Così si fa strada un’altra soluzione, avanzata nei giorni scorsi da Pierferdinando Casini, che il leader Udc presenterà oggi con una proposta di legge di riforma della Vigilanza. Si tratta di un articolo che ridurrebbe il numero dei commissari (da 40 a 30) prevedendo la sostituzione dell’attuale commissione. Curiosamente, in questa vicenda le due anime dell’ex Democrazia cristiana si schierano esattamente agli antipodi. L’Udc attacca duramente il senatore: Casini sottolinea che «i presidenti delle Camere non possono essere umiliati in questo modo», mentre il segretario Cesa se la prende anche con la maggioranza: «Bisogna richiamare Villari al senso di responsabilità, ma la più grande responsabilità per la sua elezione è del Pdl (che ne favorì l’elezione) e ora tutti ne paghiamo le conseguenze». Dall’altra parte della barricata si schiera Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma e segretario della Dc per le Autonomie, per il quale Villari «ha ragione perchè è stato usato e gettato dal Pdl e mortificato dal Pd». «La dignità - sostiene - non è merce di scambio e, quindi, prevedo una lunga paralisi istituzionale». Sulla questione interviene anche Felice Belisario, capogruppo dell’Idv al Senato, che giudica «tardiva» la lettera di Fini e Schifani: «Avrebbero fatto bene a intervenire con energia prima, quando le riunioni della Vigilanza andavano deserte per volontà del centrodestra».
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