Giustizia, nuovo affondo del premier: sì alla riforma anche senza la sinistra

A parole, maggioranza e opposizione concordano sui famosi “sei punti” indicati da Gianfranco Fini come base di partenza per la riforma della giustizia. Ma l’apertura bipartisan alla proposta del presidente della Camera non si traduce ancora in un reale confronto fra i poli. Nelle parole del premier la volontà di dialogare con l’opposizione e un convinto con decisionismo con continuano a convivere, con il risultato che le sue sortite risuonano più come un avvertimento che come un’apertura agli avversari politici. «Io non so se queste speranze di un dialogo possano trasformarsi in realtà – ha detto ieri Berlusconi in collegamento telefonico con la manifestazione “Neveazzurra” a Roccaraso – ma sono sicuro che questa volta la riforma della giustizia la faremo.

Con la sinistra se sarà possibile, con i numeri della maggioranza se la sinistra non vorrà partecipare: credo che sia qualcosa che gli italiani aspettano ». E dal Pd è subito arrivato un secco “no” a ogni forma di diktat e ultimatum: «Non è questo il sistema per arrivare ad un confronto serio e di merito ». Le parti, insomma, sembrano ancora lontane. In tema di intercettazioni, Berlusconi ha tenuto anche a fare una precisazione: «Non ho mai pensato di poter vietare questo strumento di indagine per un reato grave come la corruzione, ma ho detto solo che non dovevano essere possibili le intercettazioni per tutti i reati contro la pubblica amministrazione». Il premier parla di “opera di disinformazione dei giornali”, il Pd di clamorosa marcia indietro dopo l’intervista del Guardasigilli Alfano, che aveva indicato la corruzione fra i reati “intercettabili”. «Sulla giustizia – attacca il ministro ombra Tenaglia – il governo cerca di salvare capra e cavoli.

Prima l’intervista di Alfano, poi Berlusconi smentisce se stesso sulla questione delle intercettazioni: una virata chiaramente resa obbligatoria dalle parole del presidente della Camera Fini». Parole che sono piaciute anche a Veltroni, che parla di “proposte di buonsenso” sulle quali il Pd è disponibile a dialogare, mentre il Guardasigilli assicura che nella maggioranza c’è «convergenza completa nel metodo e nel merito» con i “sei punti” di Fini. Non è dello stesso avviso Anna Finocchiaro: «Come sempre Berlusconi si dice d’accordo con tutti i suoi alleati per evi- Precisazione di Berlusconi sul tema delle intercettazioni: «Non ho mai pensato di vietarle nei casi di corruzione» Il Pd attacca: «E’ una clamorosa marcia indietro, e con i diktat non si arriva ad un confronto serio e di merito» tare polemiche. Oggi si dice d’accordo con le parole di Fini, mentre Alfano fa altri annunci e garantisce che la maggioranza è unita anche sulle intercettazioni. La sede della discussione – spiega il capogruppo del Pd – è il Parlamento. Lì aspettiamo i testi del governo. Quando arriveranno, conosceremo le reali proposte della maggioranza».

La Lega intanto esprime apprezzamento per le parole del premier sulle intercettazioni che sono in linea – sottolineano i capigruppo Bricolo e Cota – «con quanto previsto dal ddl licenziato dal Consiglio dei ministri ». L’Udc ribadisce la necessità di una riforma condivisa mentre l’Italia dei Valori apre al confronto sulle posizioni di Fini, ma Donadi sottolinea che «non è affatto vero che esse coincidano con quelle finora espresse dal governo».

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