Roma: Vucinic firma vantaggio e pareggio. Doppietta di Pato per il Milan, finisce 2-2
Non si fanno male,ma finisce 2-2 soltanto per colpa di Vucinic e Pato. Capita che scivoli di mano un pizzico di talento e così Vucinic raccoglie in mezzo all’area un servizio di Riise, fa fesso Jankulovski e manda Abbiati a raccogliere la palla in rete. Un fiammifero acceso dopo una ventina di minuti di nomi: tanti quelli pronunciati dallo speaker che deve aggiungere a sorpresa anche David Beckham nella parata stellare milanista. Pensate: Kakà, Ronaldinho, Pato, Beckham. Ancelotti aveva lasciato in panca Flamini e Ambrosini, arroccando dietro al poker-meraviglia Seedorf e Pirlo. E dietro aveva dovuto rinunciare a Kaladze infortunato. Un Milan offensivo, un Milan spettacolare: freddato da Vucinic e da una Roma che aveva il talento in panchina (Pizarro e Aquilani) a vantaggio di Taddei e di Perrotta, due tipi ai quali Spalletti non rinuncia nemmeno sotto tortura. E così il talento in casa romanista lo aggiungeva un De Rossi preziosissimo e un Riise formato-Liverpool con qualche discesa sulla sinistra. Ma si faceva fatica a scaldarsi le mani con qualche applauso.
Nella mediocrità del primo tempo la Roma si concedeva il lusso di sciupare un paio di contropiede con Vucinic, marcato non da nonno Maldini, ma dal suo narcisismo che gli impediva di guardare a sinistra e a destra compagni liberi.
Così nella ripresa la Roma recriminava per le occasioni perse nel torpore del match, mentre Kakà lasciava su un a zolletta d’erba cassetti, metteva in mezzo e Pato appoggiava in rete il pareggio. Roma in ginocchio, Pato a spasso a fare shopping: un’accelerazione, Mexes in ritardo, Doni col sedere per terra e 1-2. Due gol in 4’, il ragazzino. Mentre Ronaldinho si faceva apprezzare per qualche stop dei suoi e quel Beckham sorprendeva perché, a parte un paio cross e una bella presenza, poteva chiamarsi anche Bombardini…
Il match, tuttavia, poteva pure finire qui. Ma Spalletti si ricordava che tutto il talento che non s’era visto fino a quel momento, stava in panchina, così si accorgeva di Pizarro. E se non si faceva giorno, almeno la Roma la smetteva di andare a tentoni. Chissà se sarebbe bastato, però, se Vucinic non si fosse tuffato su una palla impossibile spuntata alla sinistra di Abbiati: un gol alla Pierino Prati? Alla Vucinic. Spalletti si ricordava anche di Aquilani. Diventava un’altra Roma. Spiegateglielo, a Spalletti.
(Fabio Maccheroni)
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