Gaza, dimostranti: morte all’America e Israele
Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Sanàa, la capitale dello Yemen, per protestare contro l’offensiva israeliane contro la Striscia di Gaza. Molti manifestanti inalberavano ritratti del presidente venezuelano Hugo Chavez, considerato un eroe per aver espulso tre giorni fa l’ambasciatore israeliano a Caracas. I cortei si sono svolti dopo la preghiera del venerdì. I dimostranti hanno scandito slogan come «Morte all’America e a Israele» e «L’Islam vincerà ». Manifestazioni anche nella città portuale di Aden, dove la polizia ha disperso con spari di avvertimento e lacrimogeni decine di migliaia di persone che tentavano di entrare nel quartiere diplomatico.
Una manifestazione pacifica per dichiarare una «pacata ma ferma» condanna contro le violenze che si stanno consumando nella striscia di Gaza e per chiedere la liberazione del giornalista iracheno Muntazer al-Zaidi che alcune settimane fa lanciò una scarpa contro il presidente americano George W.Bush, in visita in Iraq. Queste le ragioni della protesta organizzata dalla Fondazione dei Diritti Genetici, durante la quale, il presidente Mario Capanna si è incatenato davanti all’ambasciata americana a Roma. Il governo americano è il vero destinatario del messaggio di Capanna. In una lettera consegnata all’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, il presidente della Fondazione Diritti Genetici ha invitato George W. Bush «ad intervenire con forza presso il governo israeliano che senza il sostegno americano, politico, diplomatico, in dollari e armi – si legge nella lettera – non potrebbe realizzare questo l’eccidio». Le parti in causa nel conflitto israelo-palestinese, per Capanna, non sono equivalenti «perchè chi è più forte ha responsabilità maggiori – ha spiegato – quando il rapporto fra le vittime è di 1 a 100, significa avere moltiplicato per dieci il criterio, già aberrante, della decimazione che richiama tempi bui, non lontani nella storia». Altro obiettivo della protesta è la liberazione del giornalista iracheno Muntazer al-Zaidi che ha commesso, secondo Capanna «un gesto trascurabile – ha detto – rispetto all’orrore di Abu Ghraib, di Guantanamo e della guerra in Iraq». Una protesta che vuole essere anche un monito per «tutto lo schieramento di sinistra – ha concluso Capanna – è una cosa assurda che finora non sia stata organizzata nessuna manifestazione, è un segnale molto grave».
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