Bianchini, il pm abbraccia una vittima

Per il ragioniere condanna a 17 anni, due in più di quanti ne aveva chiesti l’accusa. Gioia in aula. Pena ancora più severa della richiesta dell’accusa. Diciasette anni invece che 15. Alla lettura della sentenza ha sbarrato gli occhi ed è rimasto lì, in piedi, quasi immobile. Per Luca Bianchini, ritenuto lo stupratore seriale della Capitale, ieri era il giorno del giudizio. Giudizio arrivato dopo due ore di camera di consiglio: il tribunale gli ha negato qualsiasi attenuante e dovrà scontare 17 anni di carcere. Sì, 17 anni e non 15 come era stato richiesto dal pm Antonella Nespola: ha sentito bene. Ecco allora che deglutisce, quasi a voler cercare di ingoiare l’amaro boccone. Ma la condanna, inflitta dai giudici della VII sezione, non finisce qui. Dovrà anche risarcire le parti civili costituite in giudizio, pagando una provvisionale pari a 150.000 euro ad ognuna delle tre vittime e 60.000 euro al Comune, che si era costituito parte civile. Il ragioniere, in carcere dal 10 luglio scorso, è ritenuto responsabile degli stupri compiuti tra l’aprile e il luglio 2009 in alcuni garage della Bufalotta e di Tor Carbone. Si è sempre dichiarato innocente, ma ad incastrarlo è stato l’esito dell’esame del Dna (ripetuto due volte) e i ricordi delle vittime. Solo una di loro era presente in aula e, nell’ascoltare il verdetto, ha alzato gli occhi lucidi al cielo e ha tirato un sospiro di sollievo. Poi, frastornata e commossa, si è stretta in due lunghi e sentiti abbracci: uno con il suo legale, l’avvocato Teresa Manente, e l’altro con il pm. Mentre il suo aguzzino non ha fatto alcun commento. Prima di esser portato via dagli agenti della penitenziaria, ha salutato con un laconico «ciao» i suoi difensori, Bruno Andreozzi e Giorgio Olmi, che si dicono pronti a impugnare questa pesante decisione. -leggo.it-

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