Rom, sgomberi e polemiche
Scattato il piano nomadi: da Salone a Castelnuovo di Porto, dove c’è stata la protesta dei residenti. «Andremo via dal campo solo morti: ci avevano parlato di uno spostamento temporaneo al centro richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto ma ora temiamo che non ci faranno tornare». Sono iniziate così, ieri, con una sorta di rivolta dei nomadi sintetizzata dalle parole di Toma Halilovic, portavoce del campo di via di Salone, le operazioni del piano nomadi della Prefettura per lo sgombero dei campi rom. Ieri, nella struttura di Castelnuovo si sarebbero dovute trasferire più di 130 persone. Dal campo di Salone però – e solo dopo l’intervento del prefetto Giuseppe Pecoraro – si sono spostati appena 60 volontari. Se la partenza è stata “calda” non meno problematica è stata l’accoglienza a Castelnuovo, dove i residenti hanno manifestato contro l’arrivo dei rom. Il Prefetto ha definito «superflue» le preoccupazioni degli abitanti: «Se sono persone accettate a Roma, perché non possono essere accettate altrove? In ogni caso, per la serenità dei residenti è stata aumentata la vigilanza intorno al Centro». Più tranquilli, almeno all’apparenza, i preparativi per il trasferimento dei primi cento nomadi dal Casilino 900 a Salone, che avverrà oggi su base volontaria e, ribadiscono gli esponenti della comunità, «sperimentale». «Tra gli abitanti del campo c’è preoccupazione – ha detto Rudi Salkanovic, uno dei capifamiglia del campo – C’è gente che abita qui da oltre vent’anni, moltissimi ci sono nati. Tanti sono perfettamente integrati, c’è perfino chi ha fatto il servizio militare e chi lavora nella Guardia di Finanza. Da parte nostra c’è tutta la disponibilità al trasferimento, ma questo dovrà avvenire dopo un piano chiaro». Al termine di questo primo spostamento, le ruspe provvederanno all’abbattimento delle baracche rimaste libere.
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